Il dramma dei bambini rohingya rifugiati in Bangladesh

Dall’acuirsi delle violenze nello stato di Rakhine in Myanmar lo scorso agosto, oltre 640.000 rifugiati rohingya – di cui la metà bambini - hanno attraversato il confine con il Bangladesh per trovare salvezza.

A 6 mesi dallo scoppio della crisi in Myanmar, la popolazione di rifugiati rohingya nell’area del Cox’s Bazar  in Bangladesh arriva a 858.000 persone. Si tratta di famiglie, ma soprattutto di bambini, fuggiti senza niente, traumatizzati ed esausti, arrivati in Bangladesh con la violenza negli occhi se non addirittura vissuta in prima persona.

 

I rifugiati che hanno trovato salvezza raggiungendo il Cox’s Bazar ora però si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane per soddisfare i propri bisogni primari. Manca il cibo, l’acqua potabile, le strutture igienico-sanitarie, l’assistenza sanitaria. Per i bambini, questa situazione è ancora più difficile. Hanno bisogno di maggiore protezione, tutela dei diritti, l’opportunità di studiare.

 

Faisal ha 15 anni e racconta la sua vita quotidiana nel campo rifugiati.

 

5.00 – Sveglia quando fa ancora buio

"Fuori è ancora buio e non voglio ancora aprire gli occhi. Sento da molto lontano la chiamata alla preghiera per Subuh. Girandomi e rigirandomi, cerco di riaddormentarmi, ma non ci sono materassi su cui dormire e il pavimento è duro. L'aria fredda entra dai buchi nella tenda, le ossa mi fanno male, la schiena fa male e sto tremando.

 

6.00 – La fila per i bagni e per il cibo

Non voglio lasciare la tenda da solo fino a quando non c’è luce. Devo camminare abbastanza per arrivare ai bagni, che non sono illuminati. Le latrine sono molto sporche e il cattivo odore è nauseante. L’ultima volta che sono riuscita a lavarmi è stato giorni fa: i miei capelli e i miei vestiti sono pieni di sabbia e polvere. Spero sempre di arrivare presto, ma come ogni giorno quando arrivo c’è una lunga fila. Purtroppo non posso aspettare, o non farò in tempo a fare la fila al Centro Distribuzione per poter mangiare.

 

11.45 – Riuscire a mangiare

Quando è l’ora della seconda preghiera del giorno, finalmente sono in coda per ricevere il cibo. Al Centro Distribuzione mi sento sicura, perché gli operatori umanitari sono gentili e alcuni soldati controllano la distribuzione degli aiuti alimentari. Anche oggi io e la mia famiglia potremo mangiare: riso e patate. È tutto molto diverso qui, mi manca mangiare carne e pesce, frutta e verdura.

 

14.54 – Raccogliere la legna nel bosco invece di studiare a scuola

La giornata non è finita. Devo ancora andare a raccogliere la legna, o non sapremo come scaldarci. È un compito faticoso, al ritorno la legna è troppo pesante per me da portare. Mi fa paura andare nel bosco, perché rapiscono i bambini, ma non ho scelta. Come vorrei poter andare a scuola e giocare con i miei amici come una volta!

 

17.14 – In tenda al calare dell’oscurità

All’imbrunire è tempo della quarta preghiera. Sono riuscita a prendere da mangiare oggi al Centro Distribuzione, quindi anche stasera mangeremo. Sempre riso e patate. È di nuovo buio e rimango in tenda, perché nel campo non c’è luce e non è sicuro. Neanche la nostra tenda si chiude, io ho sempre paura che qualcuno entri dentro la notte.

 

18.35 – In tenda al calare dell’oscurità

L’ultima preghiera è quella che mi fa sentire in pace. I miei genitori ritornano alla tenda e io mi sento protetta insieme alla mia famiglia. La tenda è piccola per tutti noi, così per un’altra notte dovremo stringerci l’uno all’altro per poter dormire.

 

Abbiamo ascoltato la voce dei bambini rohingya per affrontare questa crisi in modo più mirato sui bisogni dell’infanzia, dando priorità ai bambini nella risposta umanitaria. Così World Vision, insieme a Save the Children e Plan, ha raccolto le voci, le esperienze, i traumi e le speranze di 200 bambini e 40 mamme nei campi rifugiati in Bangladesh.

 

LEGGI IL RAPPORTO SULLA CRISI ROHINGYA (ENG)

 

Pubblicato il 6 febbraio 2018