Lavoro minorile

Un bambino lavoratore perde gli occhi, le ossa, i polmoni; ma, ancora più di questo, perde la gioia di vivere la propria infanzia, la sua personalità e i propri sogni. Questi sono spesso insostituibili.

152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono costretti a lavorare

 

I bambini lavoratori sotto il sole fabbricano mattoni, o seduti a terra cuciono palloni, sono impegnati nelle piantagioni, o nell'industria tessile, solo per citare alcuni casi. Di questi, circa 72 milioni lavorano in condizioni pericolose per la loro salute psicofisica: come a contatto con i pesticidi nei campi, o nel buio delle miniere.

 

Il lavoro minorile è una realtà strettamente legata alla povertà: in situazioni familiari difficili, caratterizzate dall’indigenza e dalle difficoltà economiche, i bambini sono obbligati ad abbandonare la scuola per contribuire al reddito, aiutando i genitori a mantenere l’intera famiglia. Per le famiglie povere, il contributo offerto dal reddito di un bambino che lavora può fare la differenza tra la fame e la sopravvivenza. Se i bambini vengono costretti ad abbandonare la scuola per lavorare e aiutare le proprie famiglie, una volta cresciuti sarà difficile per loro trovare un lavoro qualificato e ben remunerato, che permetta un miglioramento delle loro condizioni di vita. 

 

PROTEGGI I BAMBINI DALLA VIOLENZA

 

L’obiettivo principale dei programmi di World Vision è quello di spezzare il circolo della povertà. La strada verso l’abolizione del lavoro minorile è complessa e i programmi di World Vision intervengono a più livelli:

- il primo riguarda il sostegno all’economia familiare, in modo da rendere meno necessario il ricorso al lavoro dei più piccoli, con iniziative per aumentare il reddito e sostenendo i costi per l’istruzione dei bambini;

- il secondo livello riguarda la sensibilizzazione della società sull’importanza di prevenire ogni forma di sfruttamento;

- il terzo livello invece riguarda l'istruzione, con azioni che favoriscono il reinserimento a scuola dei bambini lavoratori e la prevenzione dell'abbandono scolastico.

 

Iqbal Masih«Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite». Così diceva Iqbal Masih, un bambino pakistano diventato in tutto il mondo simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Venduto dalla sua famiglia a un fabbricante di tappeti che lo costrinse a lavorare sottonutrito e incatenato a un telaio, Iqbal riuscì a fuggire e iniziò a partecipare a dibattiti e manifestazioni contro la schiavitù dei minori.

 

L’educazione è l’arma con cui sconfiggere il lavoro minorile. Rendere accessibile l’istruzione a tutti quei bambini che non possono più andare a scuola, o che non ci sono mai andati perché costretti a lavorare, significa restituire loro una parte dell’infanzia di cui sono stati privati. E significa anche permetter loro di sviluppare le proprie capacità e abilità, per diventare adulti consapevoli e godere appieno dei loro diritti.

 

Grazie a te, possiamo combattere il lavoro minorile e fermare lo sfruttamento dei bambini.

 

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