Le donne che dicono no alle mutilazioni genitali

Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche che violano i diritti fondamentali delle bambine e delle donne e mettono la loro salute a rischio grave, perché le conseguenze vanno dal dolore addominale a problemi durante il parto fino alla morte per dissanguamento.

 

LA LOTTA DI ESTHER

"Ho iniziato ad andare a scuola a 8 anni e mi piaceva molto. Ma i miei genitori pensavano che l'istruzione fosse una perdita di tempo. Quindi quando ero alle scuole elementari mi hanno portato con la forza da una levatrice, perché mi mutilasse. Di nascosto sono scappata da mia nonna ma mio padre è venuto a cercarmi. Il giorno dopo a casa nostra è venuto un uomo che doveva praticarmi la mutilazione: sono scappata quella notte. Mi sono rifugiata su un albero fino all'alba, poi gli operatori di World Vision mi hanno salvata. Ho finito la scuola elementare e ha iniziato il liceo. Ora il mio sogno è di diventare ministro dell'istruzione e lottare per il diritto all'istruzione delle bambine e contro la mutilazione genitale femminile".

 

Adotta una bambina a distanza e proteggila dalle mutilazioni

 

AMBARO, L'OSTETRICA CHE SI RIFIUTA DI MUTILARE LE RAGAZZE

Grazie ai programmi di prevenzione che World Vision svolge nei diversi paesi africani, molte ostetriche hanno scelto di abbandonare la pratica della mutilazione genitale femminile e hanno avviato piccole attività. 
È il caso di Ambaro, che a 70 anni ha deciso di cambiare mestiere e con un microcredito concesso da World Vision ha avviato un'attività di allevamento di capre. "Le ragazze avevano età diverse, tra i 7 e i 18 anni, e per ciascuna mutilazione potevo chiedere da 5 a 10 euro, a seconda di quello che i loro genitori erano disposti a pagare", dice Ambaro, che afferma di aver fatto più di 700 mutilazioni. Come Ambaro, altre 114 ostetriche tradizionali in Kenya hanno ricevuto microcrediti come parte di un progetto per combattere questa pratica.

  

 

World Vision lavora per sradicare queste pratiche da molti anni in Africa – in paesi come Sierra Leone, Senegal, Ghana, Mali, Ciad, Somalia, Kenya e Tanzania -, considerando l’infibulazione una violazione dei diritti umani e la sua eliminazione un elemento chiave per fornire la protezione, la salute e la sicurezza dei bambini. World Vision ha creato Centri di Soccorso, offrendo formazione professionale per la circoncisione, sensibilizzando la comunità sui pericoli della mutilazione genitale femminile e sostenendo riti di passaggio alternativi.